martedì 1 luglio 2008



Vivere con lentezza

Per imparare a vivere con lentezza basta un'ora. Quella in cui ci si sveglia prima per preparare la colazione con calma, e farsi la barba con calma, ascoltando la musica che ci piace, con calma. Ma basta anche un minuto, per vivere con lentezza. Eppure, in un'epoca in cui la massima più famosa del pianeta è "il tempo è denaro" capita, invece, che la frase che sentiamo ripetere più spesso sia "scusa, non ho tempo".

E niente minuti, niente musica, niente lentezza: anzi, una fretta terribile, come quella del coniglio bianco che ad Alice, perduta nel Paese nelle Meraviglie, diceva sempre: "È tardi, è tardi!", e scappava via, col suo orologio da panciotto. Questa idea della lentezza la professa a modo suo Bruno Contigiani, ex manager della Telecom, inventore della giornata mondiale della Lentezza e ora animatore di una serie di piccoli gesti, che sembrano quasi delle azioni eversive, in giro per il mondo, ad insegnare come si fa lentezza. Il suo sito www. vivereconlentezza. it ha centomila contatti al giorno, e centomila persone scrivono cose come "anche io ci provo".

E raccontano come ci provano. Chi si è rimesso a fare il ragù la domenica, chi la sera spegne la televisione a tavola, chi la mattina ai giardinetti sotto casa segue un maestro cinese che insegna l'arte marziale del Tai Chi, chi ha scelto il part-time verticale, chi si è messo a pulire le foglie del suo ficus, e dice: "è stato come pregare". Sul sito ha postato la sua storia anche un barista: "Le persone entrano e dicono solo: caffè. Pensavo che era diventato il mio nome: signor Caffè. Che tristezza" scrive il barista. Che sogna che invece di una parola gliene dicano sei: "Buongiono, Mario. Vorrei un caffè. Grazie". Bruno Contigiani dalle storie arrivate sul sito, e dai suoi giri, ha tratto un libro: "Vivere con lentezza", pubblicato dalla casa editrice Orme.

Nel libro ci sono tanti piccoli consigli, alcuni molto semplici: come dire buongiorno al barista, o andare a casa a piedi per vedere il tramonto. O come evitare di fare due cose insieme, come rispondere al telefono e scrivere una mail. Perché il multi-tasking è nemico della lentezza. E con un secondo di lentezza nella mente, potete invece forwardare una mail che non vi interessa a qualcuno cui interessa. Contigiani spiega e predica cose semplici davvero, ma la semplicità è la virtù dei grandi, come la calma dei forti. Nel libro si racconta anche di quando Bruno Contigiani si è messo ad Union Square, insieme ad un gruppo di suoi ex colleghi intossicati di punti Mille-Miglia, a fermare i newyorkesi.

Proponendo loro di evitare di arrabbiarsi in coda al check-in o in banca, e mettersi invece a parlare con quelli che sono in coda con te. O spiegandogli che la saggezza sta nel rinunciare a 3 giorni di ferie, per leggere un libro sul posto che si sta per visitare (1 giorno), e tenere i due giorni restanti per disfare le valigie, raccontarsi le cose viste, decomprimersi insomma. E a dire le medesime piccole maieutiche cose sono stati anche a San Babila, a Milano, dove Contigiani ci confessa che li hanno ignorati o trattati male più che a New York. Per cui Contigiani ne ha dedotto che, nonostante quel che si dice di NY, sono meno stressati che a Milano. O più curiosi.

Ora, a settembre, va a proporre questi suoi piccoli rimedi omeopatici per rallentare un po', nella più grande metropolitana di Tokyo, dove transitano due milioni di persone al mondo. Che vanno molto di fretta.

2 commenti:

Maria Rita ha detto...

Leggere un libro del genere potrebbe essere utile a molti, oggi come oggi, in primis a me. Sono dipendente dall'agenda, della quale mi disfo solo poche volte l'anno in occasione delle feste comandate e delle ferie... Spesso, mi interrogo sul perchè abbia scelto di percorrere questa strada così frenetica, che troppe volte non mi consente di apprezzare adeguatamente le piccole cose della vita, di godere come si deve di quanto il mondo mi offre quotidianamente. E', forse, per questi motivi che, alle volte, ho la voglia di "mollare tutto" e andare via, verso chissà dove. E' proprio questo lo spirito che guida certe mie "fughe dalla realtà" che, negli ultimi tempi, stanno aumentando drasticamente. Abbiamo tutti bisogno di cercare quel dialogo con la nostra essenza e l'essenza del mondo, per ritrovare una tranquillità perduta, un entusiasmo genuino, una serenità vera.

JAENADA ha detto...

Potrei citarti Rilke ("Tutto ciò che è frenetico sarà presto passato,perchè solo il flemmatico al perpetuo ci inizia"),oppure Miller ("La cultura del lavoro è la dottrina dell'inerzia")o anche Rosseau ("Se non fosse stato per una certa classe di oziosi l'umanità non si sarebbe mai sollevata dalla barbarie")ma non vorrei lasciarmi travolgere dalla frenesia delle citazioni....Per cui,dedicherò al tuo commento un bel respiro serafico e profondo :-)