domenica 19 aprile 2009





La bellezza è rivoluzionaria

Quando è cominciata la decadenza di Napoli? Quando la vide Dumas,Napoli era una città morente, ma non del tutto defunta: non era ancora diventata un museo della memoria. Un attimo dopo tutto sarebbe precipitato,con ingannevole lentezza, in un ralenti che avrebbe illuso a lungo. Sarebbe cominciata allora la sua storia a parte, il suo diventare parodia di se stessa, la sua trasformazione in luogo comune. Quando è cominciata la decadenza di Napoli? Un secolo fa, tre secoli fa, sei secoli fa. Forse non c'è mai stato un prima della decadenza. O c'è stato davvero un Eden. O forse la decadenza è cominciata ora. Ora quando? Quando non si riesce più a vedere la realtà. Quando tutto il bene si fa ricordo e tutto il male diventa presente. Quando l'oblio assoluto è sceso su quella fragile luce paradisiaca che risplendette anche su Dumas. Quando un popolo illuso da un benessere fasullo diventa complice ipocrita dei suoi carnefici politici. Quando i fatti ciechi e sordi sostituiscono la poesia che inventa la vita. Quando il massacro utilitario e conformista del vendere e comperare fa dimenticare che la bellezza è sempre rivoluzionaria. Quando l'incubo dell'economia regna incontrastato e le avventure sono tutte finite. Quando ci si dimentica che l'Eden è sempre da riconquistare. Quando si comincia a pensare che è troppo tardi. Ora.
(G.Montesano,Prefazione al libro "I Borboni di Napoli" di A.Dumas)


Vorrei raccontarvi una storia che riguarda Elvira Reale, psicoterapeuta napoletana con trent'anni di esperienza sulle psicopatologie di genere. Un giorno le sottopongono il caso di una giovane donna gravemente depressa: non regge più i tira-e-molla del suo fidanzato, pensa solo al suicidio. La ragazza è chiusa nella sua angoscia, muta, si dondola avanti e indietro. Sarebbe da ricoverare. Ma Elvira fa un tentativo: "Tu non parli" le dice "ma puoi ascoltarmi. Ti chiedo tre mesi, non di più. Rimanda fino ad allora, e poi decidi. A suicidarti fai sempre in tempo". Poi prende il fidanzato aguzzino e gli intima di levarsi di torno. La ragazza è ancora al mondo. Elvira ha saputo accompagnarla fuori dal suo buio. Solo con le parole, senza ricovero, senza farmaci. Di questa storia, oltre la lieto fine, mi sono piaciute tre cose: l'assunzione di responsabilità, anche se le cose potevano finire male, ed è raro che un terapeuta sia disponibile a correre un rischio del genere; quel pragmatismo femminile, quello "sporcarsi le mani" mettendosi in mezzo, senza tante storie, tra la vittima e il suo carnefice; e soprattutto la profonda fiducia nella relazione, senza la quale la vita non è vita, si rischia di morire, e vale per tutti, non soltanto per chi è depresso. Mi viene in mente un grande scrittore napoletano, Domenico Rea: lui diceva che qui a Milano parlavamo tutti "o scientifico, o inglese". La lingua che parliamo ormai è solo quella. Con la sua paziente, Elvira Reale non ha parlato nè scientifico nè inglese. Ha scelto la lingua materna, l'autorità che risana, il corpo-a-corpo della relazione primissima.
In questi giorni penso a Napoli, a quanta gente di valore vive lì, a quanta intelligenza vi circoli: e credo che il nerbo stia proprio in questo talento per la relazione, talento che resiste, sia pure in tanto strazio. Lo dico soprattutto ai giovani: non facciamoci l'idea che lì c'è solo camorra e immondizia. Quello che di lì potrebbe venirci, insieme a questo peggio, è anche il nostro meglio.

(M.Terragni,Corriere della Sera)

9 commenti:

maria rosaria rossini ha detto...

grazie per questo bagno di napoletanità! adoro quella che difinirei non un dialetto ma una lingua vera e propria; e adorabile napoli, il suo popolo... quell'eden che sotto sotto brucia di bellezza.
baci

Lara ha detto...

Mi ha commosso l'articolo di Terragni.
Spiega diverse cose di Napoli, una è senz'altro la fiducia, la capacità nel relazionarsi che personalmente trovo splendida, e di cui, anche tu Jaenada, sei un esempio :)
C'è tanta bellezza ancora a Napoli e intelligenza.
C'è da sperare che non vengano sommerse.
Ciao!
Lara

Ross ha detto...

A proposito di napoletano, perchè non ti unisci all'allegra compagnia dei dialetticoni?
Faresti faville! ;-)

Silvia ha detto...

Ho avuto modo di vivere e conoscere bene Napoli...Ho tanti bei ricordi legati a questa magnifica città ma se devo essere sincera non la sceglierei mai come mia fissa dimora. Non sono fatta per la frenetica vita delle metropoli :)

Le parole di Montesano sono perfette per descriverla...
"Quando ci si dimentica che l'Eden è sempre da riconquistare. Quando si comincia a pensare che è troppo tardi. Ora."

Credo che nessuno più di Saviano in questo momento rappresenti quel talento, e non solo, che resiste in tanto strazio...

Un caro saluto Jaenada, a presto!

Antonia ha detto...

Non soltanto Saviano,Silvia.Con tutto il rispetto e l'ammirazione per il suo coraggio.
La mia città è fatta anche di piccoli eroi quotidiani,gente di cui non si conosce il nome,meno sovraesposta,eppure a suo modo coraggiosissima.Uomini e Donne,di qualunque età ed estrazione sociale,che si alzano al mattino per combattere la propria battaglia personale con quella onestà che ancora esiste,per quanto rara,in questa terra.Giovani che studiano,perseguendo e inseguendo il mito del "Futuro migliore".Intelligenze vive e brillanti,coltivate anche a fronte di quei sacrifici che madri e padri fanno perchè ai loro figli sia garantita la speranza di un'opportunità.Gente che lavora anche 12 ore al giorno ( mio padre!! ) e torna a casa distrutta,ma fiera di aver fatto il proprio dovere con onestà,abnegazione,e senza stringere la mano alla camorra.Gente che non deve dire grazie a nessuno,se non a se stessa,se oggi può dire di avercela fatta.Di aver resistito.
Piccoli grandi esempi di Vita.

Un sorriso.E un abbraccio caldo alla mia amata terra.

Antonia.

Bianca ha detto...

Solo un passaggio, che amo in maniera particolare: La bellezza è rivoluzionaria.

Lara ha detto...

Cara Antonia, sei favolosa!
Concordo in pieno con le tue parole.
Ti abbraccio,solidale e emozionata :)

Lara

JAENADA ha detto...

Napoli è una città complessa.Il degrado civile e morale di cui è permeata non ha eguali in Italia.Lo sprezzo delle regole del vivere civile è diffuso,l'escamotage furbesco ricercato,la prevaricazione ambita.Un corpo estraneo alla sana convivenza democratica,un enclave di anarchia e insubordinazione nel cuore dell'Europa.
Nel contempo,però,nell'ambito dei rapporti individuali e interpersonali,questa assurda città conserva una straordinareità difficilmente riscontrabile altrove.La spontaneità,la carnalità,la comunicativa,l'intelligenza vivace,la cura dei rapporti sono cose che scaldano il cuore molto più di un semaforo rosso rispettato o di un sacchetto di differenziata.
I testi che ho postato volevano evidenziare proprio questi due differenti aspetti.Amo la mia terra in modo viscerale ma i sentimenti non mi impediscono di vederne le storture.Credo.

@maria rosaria: grazie a nome dei napoletani per le tue parole :)

@lara: c'è tanta bellezza ed intelligenza anche a casa tua :)

@ross: grazie per l'invito.Tempo fa me lo aveva gentilmente proposto anche l'amica Gaz.Credo che mi unirò all'allegra brigata ;)

@silvia: la vita della metropoli non fa più neanche per me.Infatti vivo in campagna :)
Saviano ha tutta la mia stima.
A presto.

@antonia: sottoscrivo parola per parola.Credo che Silvia volesse solo indicare un esempio conosciuto e non l'unico esempio.

@bianca: è la frase che amo di più anch'io.Infatti l'ho scelta come titolo del post :)

@lara: che Antonia sia favolosa è ormai opinione diffusa.Non per niente l'ho adottata :)

desa ha detto...

Napoli è il mio rifugio!
Da anni.
Sono nata tra il vulcano e il mare due elementi che nel bene o nel male mi scorrono dentro,e li sento ogni volta nelle scelte che ho fatto!

Un bacio