domenica 16 novembre 2008



Il suicidio,la speranza,il senso.

Ma che cosa significa porre fine alla propria vita? Significa disabitare una virtù su cui il cristianesimo ha insistito molto senza riuscire a farsi molto capire; parlo della "speranza" che la religione cristiana mette a fianco alla fede e alla carità,virtù più note della speranza,più comprensibili,più pratiche.
Ho sempre pensato che la speranza non riguarda il futuro,non confina col sogno,non accompagna l'augurio,non frequenta l'auspicio,non attende. Questa proiezione in avanti non ha facilitato la comprensione di questa virtù,l'ha semplicemente abbandonata alla genericità del "fin che c'è vita c'è speranza." Ma andiamo in fondo a questo dire comune e scaviamone il senso a partire da quel cumolo di anni che abbiamo, e da cui prende avvio a ritroso il nostro passato. Qui è la custodia della nostra identità, quella che si vuole abolire con il gesto suicida.
Ebbene, dipende da noi stabilire se il nostro passato è definitivamente passato o perdura col suo potenziale di avvenire.(...)Sia Giuda sia Pietro hanno tradito Gesù,ma mentre Giuda, suicidandosi, ha assegnato al passato il compito di esprimere tutto il senso della sua vita, Pietro ha conosciuto la fatica di ri-assumere il proprio passato togliendogli l'onore di dire l'ultima parola sul senso della sua vita. Questo è lo spazio dove si gioca la speranza o il gesto suicida. Sperare non significa guardare avanti con ottimismo, ma guardare indietro per vedere come è possibile configurare quel passato che ci abita, per giocarlo in possibilità a-venire. Suicidarsi invece è decidere che il nostro passato contiene il senso ultimo e definitivo della nostra vita, per cui non è più il caso di ri-assumere, ma solo di porvi semplicemente fine.
E così sia la speranza sia il suicidio giocano i loro dati sul passato e sul senso che il passato viene assumendo per me.E siccome sono io a dar senso al passato, nella speranza c'è la libertà di conferire al passato la custodia di sensi ulteriori, e nel suicidio l'illibertà di chi nel passato vede solo un senso inoltrepassabile e perciò definitivo.Ma siccome il senso non è in giro come in giro ci sono le cose, ma dipende da noi conferire o togliere senso, in ogni suicida c'è un tratto di infedeltà all'essenza dell'uomo che è custodita nella possibilità di esistere solo se non smette il lavoro della
-creazione del senso-.
(U.Galimberti,Il gioco delle opinioni)


Il ponte fra la disperazione e la speranza è una buona dormita.
Anonimo

Ho deciso: devo assolutamente suicidarmi o perire nel tentativo.
Anonimo

9 commenti:

alfie ha detto...

io il suicidio non lo capisco... è metere fine all'unica vita che si ha.. la vita è troppo preziosa per perderla o per lasciarla andare allo sbando..

Faby ha detto...

Il suicida è uno che, anziché cessar di vivere, sopprime solo la manifestazione di questa volontà: egli non ha rinunciato alla volontà di vita, ma solo alla vita (Arthur Schopenhauer)

desaparecida ha detto...

Io è da ieri che passo e ripasso da qua cercando di tradurre per iscritto ciò che è una forte nebulosa per me.
E galimenrti,con il suo linguaggio che segue dei ragionamenti a matrioska nn mi aiuta.

Non per lui(che leggo con piacere) ma proprio per me.
Così ho deciso di scrivere solo 2 fatti,le emozioni,dopo tempo,rimangono attorcigliate in me e in quella nebulosa di cui parlavo prima.

Ho perso due amici,in momenti differenti,che hanno deciso di salutare la vita in modo diverso.

Il primo ha lasciato un biglietto molto socratico,dove con lucida coerenza di scelta di valori spiegava l’impossibilità di una sua permanenza in questo mondo.
Il compromesso che la società gli poneva davanti,era, semplicemente inaccettabile.
Ai suoi occhi nn c’erano alternative.


La seconda,era troppo dipendente dai dettami di esteriorità che ti fanno ridurre il fisico e l’anima.
e qndo non c’è più neanche la mente….decidi una mattina di volare via.

E di lasciarmi a terra con un saluto su un foglio di carta.

Scusa la pesantezza del commento....ma non sono riuscita a fare diversamente.

JAENADA ha detto...

@alfie: io invece il suicidio lo capisco,anche se ovviamente non lo pratico.

@faby: condivido.Primo Levi,ad esempio,dopo una vita sopravvissuta ai campi di sterminio si è suicidato probabilmente non per rifiuto della vita ma per rifiuto di "questa" vita.Un desiderio così forte di una vita diversa da preferire la morte alla delusione.

@desa: i meccanismi descritti da Galimberti sono illuminanti e riferibili non al solo specifico tema del suicidio ma più in generale alla continua generazione di senso che diamo alla nostra vita.Ma ciò che neanche Galimberti può fare è entrare nei meccanismi più intimi e profondi della soggettività di chi decide di togliersi la vita e dell'emozionalità individuale di chi compie un atto del genere.Ciò che diversifica chi si toglie la vita da chi non lo fa a volte consiste semplicemente nel compimento di un azione.

Grazie per aver voluto utilizzare questo spazio per condividere le tue emozioni.

Clelia ha detto...

Dopo una bella dormita, quando i pensieri cattivi si allontanano tutto sembra diverso. Secondo me Il suicida è colui che non riesce più a chiudere gli ochhi e non pensare ai suoi problemi. E' per questo che decide di chiudeli per sempre!

Cleia

Marlene ha detto...

jaenada: a quando con i tuoi bellissimi racconti? dimentica i pensieri suicidi mettendo in scena una delle tue storie. ^___^

JAENADA ha detto...

@clelia: benvenuta clelia,come vedi su questo blog c'è un clima molto allegro ;)

@marlene: raccolgo l'invito cara marlene.Metterò presto in scena una delle mie storie.Naturalmente racconterà di un suicidio :)

Marlene ha detto...

jaenada la sai la storiella per cui perseverare è diabolico?

Spippy ha detto...

Io sono un po' senza parole, a tal proposito. Nel senso che il suicidio, quando ci rimugino sopra, mi porta a perdermi totalmente in mille pensieri, sensazioni ed idee.. fino al punto di non riuscire a trovare il bandolo della matassa. E' uno scombussolamento forte, che solo i gesti estremi, pieni di coraggio e disillusione come questo sanno provocare.

Però una cosa la dico: Alfie, un po' ti invidio. Anche a me piacerebbe non riuscire a capire il suicidio. Invece credo di poterne, seppure soltanto con un mix confuso d'immaginazione-riflessione-istinto, sfiorarne le profonde ragioni.