lunedì 19 gennaio 2009




The world is mine

Ovviamente la auto fuoristrada, in senso tecnico, non sono di destra né di sinistra. E perfino una Porsche Cayenne nera, se guidata nel deserto del Gobi rispettando i locali limiti di velocità, può essere osservata con occhio neutrale, come un prodotto dell’ingegno umano utilizzato in maniera consona.
Si deve però prendere atto che a Milano, la politica si è schierata in maniera tale da far pensare che forse sì, quei macchinoni da fango e da deserto una vocazione politica, anche senza volerlo, ce l’hanno, perché la richiesta (quasi unanime) di limitarne l’uso dentro la città viene osteggiata da Lega e An, insomma proprio dalla destra. E questo, inevitabilmente, rafforza i possibili pregiudizi di chi pensa che un’automobile, a ben vedere, rivela parecchio del suo proprietario, un po’ come accade per cane e padrone. E quei giovanotti rapati e con le lenti a specchio che guidano i gipponi, difficilmente leggono le riviste dei padri comboniani, più facilmente pensano che il resto dell’umanità, quando passano loro, deve scansarsi.
(Michele Serra)


"La grande bara nera è in viaggio verso la piccola operosa annoiata città del Nord. Ha attraversato un'autostrada contornata da mostri, grandi astrofabbriche roventi, ossari di macchine morte, getti di vapore denso che sale al cielo in ovatte nucleari.Ora, passando sotto un arco antico intralicciato e impacchettato, imbocca una stradina di elegante pavè, dove il traffico è consentito solo ai residenti, ma la grande bara appartiene appunto a un residente, è un fuoristrada alto e molleggiato come un carro funebre, nerolucido, argentocromo e fiamme rosse sulla fiancata. Dietro i vetri cilestrini, galleggiano due creature: una Sfinge bionda con occhiali neri, il volto di madonna reclino su un cellulare, e un Colonnello con giaccone di cuoio, sguardo da pole-position, capelli lucenti di gel, come appena uscito dalla piscina.
La superbara, ronzando col motore tremila al minimo, entra in una piazzetta bianca, adorna di colonnine finto qualchecento. Sfila davanti al teatro della città, un gioiellino color mascarpone, settanta serate all'anno di cui la metà dedicate a telecomici e pirandelli. Più avanti c'è la pasticceria famosa per i Cazzi del Vescovo (dolce locale di antica tradizione), che ha ai lati una raffinata boutique e un nazional-pulloverario appartenenti allo stesso proprietario ma con diversi target. Davanti a loro si profila la meta, il pianobar, ritrovo notturno prediletto degli abbienti locali. Si chiama Exploit, l'insegna è un corsivo di neon incorniciato di rose, un portone blindato segnala la preziosità della clientela. Nella piazzetta sono posteggiate altre due superbare, una Gialla, dorata, da funerale di Cleopatra, con adesivi di carburatori, l'altra Verde smeraldo con tracce di fango e poltiglia vegetale che testimoniano la sua attitudine a percorsi guerreschi. Ci sono poi varie supermoto, inclinate sui cavalletti, insettoni con batterie di occhi bianchi e gialli, ruote obese, antenne cromate. E c'è, proprio in mezzo, una bicicletta rosa, mascotte tra i mostri, con due borsine in tinta da cui sbucano in bella vista i quotidiani preferiti dai frequentatori del pianobar, e cioè un foglio locale di fede vandeana e un grande quotidiano regimista, appartenenti allo stesso proprietario ma con diverso target.
La Sfinge scende, scuotendo la chioma bionda: è alta, magra, guainata in una gibaud di cuoio che valorizza le lunghe gambe in collant indaco-cianotico. Ai polsi fibrillano ori in quantità, al collo pende una bulla contenente diazepine.
Il Colonnello ha una mazzetta di braccialettini al polso e un lizardo aureo sul giaccone. Cammina scricchiolando, per via dei pantaloni di cuoio molto aderenti e rigonfi sull'inguine per suggerire esubero di contenuto, sia esso mutanda a sospensorio, vero cazzo umano o succedaneo truffaldino quale calzino arrotolato.
Il Colonnello si passa la mano tra i capelli, ritirandola unta di gel, si gratta il mento, mescola gel e dopobarba in giusta dose e pulisce il tutto all'interno di una tasca foderata alla bisogna. Afferra un avambraccio della Sfinge, acciocchè entrando nel pianobar sia chiaro che è roba sua. La Sfinge lo trascina procedendo altera con abile derapata dei tacchi sull'acciottolato. Suonano un campanello bitonale e il portone magico si apre, occupato per intero da un Carnera borchiato e deferente.(….) Eccoli al loro tavolo, ove sono attesi da altre due coppie. La prima comprende un lui enorme con un ettaro di jeans, una cintura borchiata con intero rodeo scolpito, e una giacca color salmone, lo stesso colore del volto paonazzo, venoso, strapazzato dai gintonici, ornato da una chevelure formata sul davanti da rari peletti in vacuità caseiforme, sul retro da una coda di cavallo biondo-perossidata.
L'altro corno della coppia è una lei, nera come un tizzone spento, stretta in un body aerobico da cui deborda spavaldo un seno siliconato.
Chiameremo lui (il coda-di-cavallo) il Bufalo, e lei (le tette) la Sintetica.
Poi c'è l'altra coppia, lui coi capelli sale e pepe un pò selvaggetti, camicia blu aperta sul pelame canescente, stivaletti a punta, sorriso annoiato di chi lì dentro e là fuori le ha scopate tutte. Lei, al suo fianco, è funebre, mora, coi capelli fino alla vita, un miliardo di anelli alla destra e una pochette di alligatore da cui estrae ogni tanto un rossettino viola per ricaricare le labbra. Scoscia fiera, mostrando le trine dell'autoreggente, il marito la guarda lievemente censorio, lei scoscia ancora di più e sorride a Vittorio uomorchestra come a dire: ebbene sì, a te certo non la do ma a chi ne è degno sì. Li chiameremo lui il Maliardo, lei la Chiacchierata.
Ecco il Colonnello e la Sfinge. Lui si toglie gli occhiali neri e tasta cameratescamente le palle al Bufalo, il Bufalo gli risponde con alcuni gai fanculi. Lei invece si siede davanti alla Chiacchierata, ne considera con invidia le gambe, poi punta il Maliardo e si toglie di colpo gli occhiali. Ha due occhi azzurri da cane polare, truccati pesante, e neanche una ruga, tutto rimesso a nuovo, cosa credi, cara la mia troia scosciata, non sei la sola a predare nell'universo.(…)"

(Stefano Benni,L'ultima lacrima)

4 commenti:

Antonia ha detto...

Non chiedermi perchè,ma leggendo questo post mi è venuto in mente il libro Gomorra,di Roberto Saviano.Per la precisione la parte in cui dice che i kalashnikov sono armi semplicissime e terribilmente potenti,che hanno fatto di donne,anziani,bambini vere e proprie macchine da guerra,proprio per l'estrema facilità nell'utilizzo e nella manutenzione.
Come una bella auto,un auto potente,e costosa,che sembra avere il potere di trasformare chi la possiede.

Non so.Strana cosa le associazioni mentali.Ho scritto d'istinto :-)

Un sorriso.Antonia.

JAENADA ha detto...

Non credo che l'accostamento sia sballato.Così come l'occasione fa l'uomo ladro lo strumento fa l'uomo potente,o comunque può infondergli la sensazione di esserlo.Quando ho fatto il militare avevo in dotazione un fucile molto potente e moderno e benchè pacifista,non violento e poco attratto dalla vita militare devo ammettere che avere quell'arma tra le mani mi dava una sensazione di leggera esaltazione.Non mi meraviglia che persone con minori capacità di controllo e con maggiore propensione a far passare attraverso una "protesi" la propria affermazione di identità,possano fare un uso più spregiudicato e meno assennato di un arma o,fatte le debite proporzioni,anche di di un auto.

Un sorriso.Jaenada.

Ross ha detto...

A me ha fatto troppo ridere (per non dire incavolare e sperare in una provvidenziale grandinata sulle loro testoline bacate nonchè sulle preziosissime carrozzerie delle loro auto) la reazione dei possessori di fuoristrada durante la nevicata dell'Epifania a Milano.

Lo spazzaneve non è passato nel loro quartiere: e giù lagne perchè le strade non sono pulite e così per andare a comprare il latte devono fare ben centodieci metri a piedi al freddo e al gelo.

Lo spazzaneve è passato proprio davanti a casa loro, e più d'una volta: e giù imprecazioni perchè così ha ammucchiato la neve davanti al loro cancello e ora non riescono a uscire (in auto) per andare a portare il cane ai giardinetti e devono persino rimboccarsi le maniche e spalare come tutti i comuni mortali (che infamia).

Manca il sale perchè l'hanno dato a Torino: e giù maledizioni agli sporchi sabaudi che fanno fare brutte figure alla loro città e trasformano la tangenziale in una pista di pattinaggio sul ghiaccio impedendo loro di giocare sull'acceleratore come se fossero a Indianapolis e di fare sgommate e far ruggire il motore ai semafori alle belle ragazze.

Manca il sale perchè l'hanno dato a Torino: e giù musi lunghi perchè così la neve non si scioglie bene e non si formano quelle bellissime schizzanti pozzanghere nelle quali praticare il loro sport preferito: il lavaggio del fesso non motorizzato alle strisce pedonali.

Fammi capire, caro il mio sub, no scusa, suv-dotato.
Tu apri un mutuo per comprarti un bestione super-attrezzato e rinforzato che stando alle promesse della pubblicità può scalare montagne, atttraversare paludi, saltare burroni e disintegrare rocce di kryptonite.
Tu porti questo prodigio dell'industria automobilistica a Milano, dove che io sappia non ci sono monti, crepacci o massi di materiale alieno e dove l'unica palude è il cortile dell'università quando piove.
Tu usi questa bara ambulante per percorrere l'equivalente di tre fermate di metropolitana, impiegandoci il triplo del tempo.
Tu ti fai venire un esaurimento nervoso al giorno per trovare parcheggio e una volta sì e una anche vieni alle mani con gli ausiliari del traffico.
Tu esasperi tutti gli altri viaggiatori con la tua arroganza e il tuo complesso di superiorità, forte della convinzione che per il solo fatto di guidare una macchina figa e potente sia figo e potente anche tu e che quindi tutto ti sia dovuto.
E tu, l'unica volta che la tua auto potrebbe servire a quello per cui è stata costruita (viaggiare in condizioni stradali difficili), hai pure il coraggio di venire a lamentarti?

Tu, caro il mio sci, no scusa, suv-munito, sei quello che io chiamo un pezzo di merda patentato.

JAENADA ha detto...

Che dire ,cara Ross? Come non sottoscrivere le tue parole e sghignazzarne beato? :)