mercoledì 4 febbraio 2009




Porno a porno

Attorno alla fine del corpo di Eluana Englaro, la donna che sarebbe morta 17 anni or sono se si fosse lasciato fare alla natura e che è stata condannata invece a vivere un “metabolismo innaturale” si sta scatenando la più bieca forma di pornografia, cioè di meretricio (questo è l’etimo della parola), che non sono mezze chiappe e soubrette scosciate, ma “show” televisivi con la lacrimuccia, approfondimenti, pietas pelosa, frusciare di porpore, sermoni, battibecchi di neurologi e (horror) politici che fiutano il vento, comizi, scoop con interviste al primo svuota pitali che racconterà in esclusiva “le ultime ore”, trombonate di pavoni gonfi della propria autoimportanza. E nessuno ne resterà fuori, neppure quelli che, come me, vorrebbero restarne fuori. Ho già vissuto questa vicenda con Terri Schiavo, la donna che era priva di ogni possibile attività cerebrale cosciente come l’autopsia dimostrò in maniera inoppugnabile, ed è pura, cristallina pornopolitica e pornogiornalismo. Di Eluana come di Terry non gliene frega assolutamente niente, se non come strumenti per fare ascolti e per farsi belli con parole sonanti.
(Vittorio Zucconi)


Da sempre,ma in modo esponenziale oggi,i fatti non sono significanti in sè,ma dipendono dalla risonanza che i media concedono loro.Quando il mondo si risolve nella sua rappresentazione,codificata dalla politica e dai media,chi vi assiste non ha voce in nessuno degli avvenimenti rappresentati.Questo non aver voce fa di ciascuno di noi un semplice spettatore che,pur avendo accesso a tutti gli avvenimenti del mondo,lo ha a quella distanza dove qualunque cosa accada lo lascia inviolato,per l'assenza di un reale contatto con i fatti,riassorbiti interamente nella rappresentazione mediatica.Una volta che un evento è risolto nella sua rappresentazione mediatica,la cui confezione dipende dalla convenienza politica,qualsiasi notizia,qualsiasi informazione,soprattutto quando è articolata in immagine,indipendentemente dal suo valore veritativo,segnala "il punto di vista" da assumere per prendere in considerazione l'evento,per cui non abbiamo mai a che fare con l'evento,ma sempre e solo con il suo allestimento.E allora ciò che informa codifica e diviene modello induttore dei nostri giudizi,che ci portano a reagire all'evento come abbiamo appreso dal modello induttore.(..)La rappresentazione mediatica è codificata dalla convenienza politica,di cui non avvertiamo,se non minimamente,la codificazione,perchè per avvertirla dovremmo disporre di un altro mondo rispetto al mondo rappresentato dai media,che di fatto è l'unico a cui abbiamo accesso.
Ci veniamo così a trovare in una condizione analoga a quella descritta da Gunther Anders in quel "racconto per bambini" dove si narra questa storia: "Il re non vedeva di buon occhio che suo figlio,abbandonando le strade controllate,si aggirasse per le campagne per formarsi un giudizio sul mondo;perciò gli regalò carrozza e cavalli: "Ora non hai più bisogno di andare a piedi" furono le sue parole."Ora non ti è più consentito farlo" era il loro significato."Ora non puoi più farlo" fu il loro effetto.
(Umberto Galimberti)

8 commenti:

Lara ha detto...

"Ogni agire orientato in senso etico può oscillare tra due massime radicalmente diverse e inconciliabilmente opposte, può essere cioè orientato secondo l'"etica dell'intenzione" oppure secondo "l'etica della responsabilità".
Non che l'etica dell'intenzione coincida con la mancanza di responsabilità e l'etica della responsabilità coincida con la mancanza di buone intenzioni.
Ma c'è una differenza incolmabile tra l'agire secondo la massima dell'etica dell'intenzione, la quale - in termini religiosi - suona "Il cristiano opera da giusto e rimette l'esito nelle mani di Dio" e agire secondo la massima dell'etica della responsabilità, secondo la quale bisogna rispondere delle conseguenze (prevedibili) delle proprie azioni.
(M. Weber, La politica come professione (1919)

Antonia ha detto...

Mi vengono in mente due "concetti",se così possono essere definiti.

1- "La spettacolarizzazione del dolore".Come se nelle altrui tragedie ci fosse qualcosa di tristemente affascinante.

2- "A me non può succedere".A me non può capitare.Agli altri si.A me no.Questo senso di invincibilità quasi.Che ci lascia sgomenti e inermi quando poi diventiamo protagonisti di quei dolori ai quali avevamo,fino ad allora,solo assistito.


Chi può dire,in un caso come questo,cosa è giusto e cosa non lo è?Chi può avere una tale presunzione di verità e giustizia?Certe tragedie bisogna viverle per capirle.Purtroppo.


Un sorriso.Antonia.

JAENADA ha detto...

@lara: grazie per la citazione.Coglie il punto.L'etica delle intenzioni (detta infatti anche etica dei principi) assume la propria etica come universale ed assoluta.Universale perchè attraverso la propria applicazione viene fatta valere anche su coloro che non la ritengono tale.Assoluta perchè parte da principi monolitici e solo su essi si fonda.C'è un'insopportabile violenza in tutto ciò.

@antonia: Il dolore,in quanto esperienza conosciuta e temuta da tutti,è uno strumento che si presta alle strumentalizzazioni in modo estremamente efficace.Con il vantaggio,quando il dolore è altrui,di essere conosciuto come tale ma allo stesso tempo di essere distante da chi ne è spettatore.Un'arma formidabile tra le mani dei cinici e dei vanesi.

Ross ha detto...

...

(Ora basta. Solo silenzio, per favore).

JAENADA ha detto...

Cara Ross,posso capire le motivazioni del tuo lapidario commento,ma non le condivido.Innanzitutto perchè i temi dell'eutanasia e del testamento biologico hanno su questo blog una lunga tradizione testimoniata dai post del 21/12/08 del 15 Nov. del 18 Lug. e del 10 Lug.,in secondo luogo perchè mi pare che la nostra discussione prenda solamente spunto dal caso in cui si dibatte in questi giorni,tralasciandone gli aspetti morbosi e personali e concentrandosi su tematiche molto più generali.Infine,le parole del padre di Eluana,oggi,sono state: "Ho chiesto il silenzio ma non voglio fermare il dibattito della ragione".Ed è quello che intendo fare anch'io.

Ross ha detto...

Perdonami Jaenada, evidentemente mi sono espressa male (anzi, diciamo pure che non mi sono espressa per niente).
So che ti sei già occupato dell'argomento e so che lo hai fatto in modo corretto, come del resto anche i tuoi lettori. La mia reazione non voleva certo essere un appunto a te, a uno Zucconi o a tutte quelle persone che con intelligenza si stanno impegnando per portare avanti il "dibattito della ragione". Mi dispiace se ti ho indotto a pensarlo.
La mia reazione è dovuta al fatto che mi sembra talmente scontato quello che c'è da fare in materia di eutanasia e testamento biologico, che non riesco a non irritarmi, disgustarmi e a tratti anche sentirmi presa in giro constatando che nessuno di coloro che ne ha il potere e la responsabilità alza un dito per sistemare le cose (e anzi se possibile alza due mani per peggiorarle).
Mi pare che abbiamo già visto abbastanza, che non ci sia più bisogno di dire nulla. Solo di agire, di mettersi lì una buona volta e fare uno straccio di legge. E invece no, si continua a parlare parlare parlare e ad ammucchiare discorsi su discorsi. Non dico che discutere non serva, ma temo che dopo Eluana questa enorme mole di parole si dissolva come fumo, come se nulla fosse mai successo. Temo che, scomparso l'oggetto del contendere, spenti i riflettori e le polemiche e la visibilità, ci si dimentichi ancora una volta di legiferare in proposito. Che ci si ritrovi di nuovo costretti ad andare avanti per casi, aspettando il prossimo disgraziato su cui accanirsi come avvoltoi.
Sono scoraggiata perchè non vedo da molte parti la volontà di costruire un risultato. Perchè non riesco a capire, ad esempio, come Beppino Englaro (un uomo che sarebbe solo da ammirare e sostenere, per la forza spaventosa che ha avuto per resistere fino ad ora) possa venir trattato dai più a pesci in faccia, invece che aiutato nella sua battaglia.
Mi rendo conto che questo mio comportamento è abbastanza stupido, sicuramente inutile e pure palesemente in contrasto con, diciamo così, la strategia di lotta in cui lo stesso padre di Eluana sta credendo da anni.
Solo non capisco come ci siamo potuti spingere al punto in cui siamo, un punto che per il mio confuso modo di ragionare non avremmo nemmeno mai dovuto intravedere.
Mi si potrebbe dire che, anche se non saremmo dovuti arrivare fin qui, ormai ci siamo, e che l'unica soluzione è darsi da fare per cambiare la situazione. Risponderei che è giustissimo.
Ma io continuo a non capire, e questo mi disorienta molto.

JAENADA ha detto...

Equivoco chiarito.Purtroppo al peggio non c'è mai fine.L'eventualità che giustamente temi,quella di dover continuare a procedere caso per caso,corre il rischio di essere rimpianta.Se dovesse passare la proposta di legge della maggioranza sul testamento biologico che è all'esame del parlamento,a Eluana non si potrebbe sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiale anche se lo avesse lasciato per iscritto.
Come ha scritto Sofri:"C'è una visione della questione che vuole sequestrare le persone a se stesse in nome di un'assolutezza","l'imposizione di una via forzata, a costo del trafugamento dei corpi e del sequestro delle persone".

Silvia ha detto...

Premettendo che ormai non c'è più alcun dubbio sul fatto che la tv (e non solo) sia spazzatura...
Ciò che non riesco tutt'ora a spiegarmi è il motivo di tutto questo masochismo!