lunedì 1 febbraio 2010

Morfeo, non avrai il mio scalpo!



Dormire è un pò morire


Ricordo di quella notte che io ed Henry, dopo esserci sbronzati, parcheggiammo l’auto sul molo di fronte al mare. Fumavamo l’ultima sigaretta prima di tornarcene a casa. Ma Henry, dopo aver biascicato qualche parola, si addormentò di sasso. Ed io, nel silenzio, rimasi a pensare.
Pensavo a quelle sere in cui accompagnavo Nadine a casa. Fermavo l’auto nel buio, un po’ prima del suo portone, e restavamo lì a travasarci passione. Quel portone, estremo baluardo affacciato su altri mondi, segnava il confine tra desiderio e responsabilità. Ed era in quel limbo e nella sua finitezza che esplodeva e si consumava lo spazio del sogno.
Pensavo al tempo spropositato che dedicavo a pensieri superflui, minimali, irrilevanti. Le uniche cose che contano davvero nella vita sono la salute e l’amore. Ma entrambe non sono un’idea, ma una condizione, svincolata da qualsiasi ragionamento. Quando ritieni di dedicare i tuoi pensieri al benessere e ai sentimenti in realtà è di altro che ti stai occupando. Esattamente come in questo momento.
Pensavo a come avrei voluto che la mia vita fosse come le sceneggiature di quei bei film dove ogni personaggio sa benissimo cosa dire, quando dirlo e come dirlo. Dove pullulano pensieri brillanti, originali, ironici, profondi. Dove non si parla mai del tempo e delle insopportabili e banali ripetitività quotidiane perpetuate all’infinito.
Pensavo all’incastro, unico e irripetibile, di quella miriade di combinazioni che avevano determinato gli incontri della mia vita e a quelle singole, apparentemente insignificanti, che ne avevano evitati altri.
Pensavo a quella volta in cui Nadine, dopo avermi osservato per qualche secondo, mi disse: “Mi sto sforzando, ma non riesco a vedere nulla che non mi piaccia”.
Pensavo a quanto fosse vera la frase di Stendhal: “La passione non è cieca, è visionaria”.
Pensavo a quanto ogni cosa mi sfuggisse di mano. A quanto l’inafferabilità di tutto ciò che vivevo si trasformasse in vacuità. A volte avrei desiderato fermare l’istante, un istante qualsiasi e dilatarlo fino alla fine dei tempi, per avere la certezza, oltre che l’impressione, di averlo davvero vissuto.
Pensavo all'odore della Primavera.
Pensavo che l’essenza delle cose ci sfugge, sempre. Per distrazione, per inerzia, per abitudine. O forse solo per vanità.
Pensavo a cosa avrei cambiato del passato, della sua interpretazione, quando invece costituiva il presente, se solo avessi saputo ciò che oggi so, o credo di sapere. Forse nulla. L’inconsapevolezza spesso equivale all’innocenza e perdere l’innocenza scarnifica l’ebbrezza dei sogni.
Pensavo a chi non c’era più. A quanto la nostra idea del giusto non appartenesse a questo mondo. La morte spara nel mucchio, solo il cuore, finchè pulsa, ha i lineamenti della verità.
Pensavo all’indicibile. A quanto, contrariamente a ciò che si creda, sia molto più agevole esprimere la crudezza, la brutalità, la cattiveria, di quanto si riesca a fare con il rispetto, con il bello, con il puro.Il vero amore è inesprimibile.
Ad un certo punto Henry cominciò a dare segni di vita. Aprì gli occhi e dopo esserseli strofinati per bene, disse:
- “Quanto ho dormito?”
- “Mezz’ora”
- “E tu?”
- “Pensavo”
- (Sbadigliando) “Vuol dire che ti sei perso mezz’ora di sonno”.



(Jaenada)

11 commenti:

Laura ha detto...

(bello davvero... "Il vero amore è inesprimibile", qualcuno con parole diverse deve avermelo già detto)

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Anche il punto di vista di Henry è condivisibile.

giardigno65 ha detto...

o come direbbe vasco : e tu dormi mentre i miei sogni crollano...

maria rosaria ha detto...

sarà, ma io henry e frank li sento come due lati della stessa medaglia.
bacio

JAENADA ha detto...

@laura: Baudrillard dice che : "L'amore parla molto,è un discorso".Io penso che tutta questa voglia di esprimersi nasca proprio dalla consapevolezza inconscia che ciò in realtà sia impossibile.Sentiamo il limite e cerchiamo strenuamente di oltrepassarlo.

@jane: Non ho ancora capito se Henry della vita ha capito tutto o non ha capito un cacchio :)

@giardigno: Ahah,ottima citazione.

@maria rosaria: In effetti sono un pò come il film "Melinda,Melinda" di Woody Allen (mi starò montando la testa? :)): la visione tragica e problematica e quella leggera e dissacrante dei medesmi avvenimenti.

riri ha detto...

..dormire è un pò come morire, il sonno toglie lo spazio ai sogni?
Cordialità:-)

Alligatore ha detto...

Mi piace il racconto...ma anche la foto, chiapperi.

skeggia di vento ha detto...

Pensavo a quella volta in cui Nadine, dopo avermi osservato per qualche secondo, mi disse: “Mi sto sforzando, ma non riesco a vedere nulla che non mi piaccia”.
Pensavo a quanto fosse vera la frase di Stendhal: “La passione non è cieca, è visionaria”.
sto ancora ridendo....
Pensavo all’indicibile. A quanto, contrariamente a ciò che si creda, sia molto più agevole esprimere la crudezza, la brutalità, la cattiveria, di quanto si riesca a fare con il rispetto, con il bello, con il puro.Il vero amore è inesprimibile.
ho provato dei brividi... queste parole indossano le sensazioni che esprimono come un vestito di cavalli sulla mia pelle...
Sbadigliando) “Vuol dire che ti sei perso mezz’ora di sonno”.
HA RAGIONE...SEMPRE MEGLIO DORMIRE...
strabiliante l'architettura di questo testo, non ti stacchi e alla fine ti rimane solo l'amaro di una fine arrivata troppo velocemente...

JAENADA ha detto...

@riri: Si,ma a volte i sogni tolgono il sonno :)

Un abbraccio.

@alligatore: Il gatto svenuto è irresistibile (ma anche il gatto savio,il gatto giocoso,il gatto nervoso....etc.etc. :))

@skeggia: Mia cara,ma il tuo commento è molto più strabiliante del mio racconto ;)

Silvia ha detto...

Parole toccanti e pensieri profondi...Il tutto scritto in maniera ineccepibile caro Jaenada.

à bientôt!

p.s. dimenticavo...Quel gatto è troppo carino!

JAENADA ha detto...

Grazie Silvia.

:)