mercoledì 1 ottobre 2008



A casa di Margot

La sera che conobbi Henry, fu un’esperienza folgorante.
Pochi giorni prima, Margot Nirestein mi telefonò per invitarmi a cena. Mentre venivo investito dal vortice della sua logorrea, la mia testolina era in frettoloso lavorio al fine di escogitare una qualsiasi scusa plausibile, tesa ad evitare l’immane scassamento costituito dalle pseudo cene letterarie architettate da suddetta signora. Mi ero già sottoposto una volta, consenziente ma ahimè inconsapevole, a uno di questi cenacoli. Attempati signori benestanti, non contenti delle raggiunte agiatezze, cercavano di dare dignità al loro denaro, spesso frutto di ricchi lasciti e speculazioni, dandosi arie da mecenati e intellettuali. All’uopo venivano coinvolti giovani scrittori, o aspiranti tali, per rendere la sceneggiatura più credibile, prima di tutto a loro stessi.
Mentre cercavo di infilarmi in una pausa o in una presa di fiato, che tra l’altro tardavano a venire, per mollargli il più classico dei : ”Sono costernato, ma ho preso già un impegno a cui non posso mancare”, mi parve che la Nirestein pronunciasse il nome di Henry Miller. Feci allora pronto ritorno nella conversazione.
- “ Scusi se la interrompo, Margot. Se ho ben capito ci sarà anche il signor Miller? ”.
- “ Certo Frank, gliel’ho appena detto ”.
- “ Ok, verrò molto volentieri ”.
Fino a quel momento avevo visto Henry una volta sola, di sfuggita, all’inaugurazione di una mostra, in una galleria d’arte sulla quarantaseiesima. Era arrivato a serata inoltrata, con appariscente biondona d’ordinanza e con quella sua aria simpaticamente strafottente che era poi il vero motivo del suo essere irresistibile, per andarsene poco dopo, ma trattenendosi comunque il tempo necessario per fare incetta di ogni genere di alcolico predisposto per l’occasione. All’epoca Henry non era la celebrità che sarebbe poi diventata. ”Il Tropico del Cancro” era ancora molto al di là da venire, ma egli si era già distinto nell’ambito letterario per aver scritto alcune prose poetiche che ne avevano lasciato intravedere il talento. Ciò però bastava ampiamente per renderlo appetibile alla Nirestein e alla sua cricca, e per poterne fare l’ennesimo trofeo da inserire nel curriculum letterario della borghesia autoreferenziale della provincia Newyorkese, che loro così orgogliosamente rappresentavano.
Ma probabilmente lor signori non avevano ancora ben chiaro chi stessero per mettersi in casa.
A me , invece, di Henry avevano parlato alcuni amici, che vi avevano avuto a che fare e che ne avevano lodato oltremodo la simpatia e l’impertinenza, oltre che il talento per scrittura.
La sera deputata giunsi a casa di Margot alle 8 precise, supportato dalla mia patologica puntualità. La padrona di casa, ingessata nel suo vestito da sera, che più vestito da sera non si poteva, mi presentò gli altri ospiti. I coniugi Peckover, lui banchiere settantacinquenne e facoltoso, lei sposina in perenne e ormai quasi secolare adorazione; il signor Borowski, vedovo, proprietario terriero, puritano e diabetico (questo chiaramente non mi fu detto in corso di presentazione, ma lo avrei successivamente dedotto durante lo svolgersi della serata),di passaggio in città e ospite per qualche giorno a casa di Margot; Ralph e Caroline Emerson, ricchi commercianti di profumi con la mania per i dipinti a tema religioso.
Dopo pochi minuti giunse Henry. Quando apparve sulla soglia stentai a riconoscerlo. Doppiopetto inappuntabile, sorrisone cordiale stampato sulla faccia e accompagnato da una dama, presentatami significativamente come: Angelica, che sprizzava garbo ed eleganza da tutti i pori. Al cospetto Lord Brummel e Signora sarebbero sembrati due barboni qualunque raccattati su una panchina di una stazione della metropolitana. Dopo le presentazioni ci accomodammo a tavola.
Per la prima parte della cena il mio stato d’animo fu diviso tra sorpresa e delusione. Sorpresa per il comportamento formale e uniformato di Henry e della sua accompagnatrice e delusione perché nulla si intravedeva della personalità originale e impertinente di cui mi avevano narrato.
La conversazione, come da copione, cominciò a svolgersi intorno all’attività letteraria di Henry, per poi svolazzare, con ostentata disinvoltura ma in misura piuttosto sbrigativa, verso lidi un tantino più impegnativi. Insieme all’antipasto infatti, ci eravamo già pappati Proust, Montaigne e Chateaubriand. Alla fine della minestra la letteratura Russa, Gogol e Puskin compresi, era già un lontano ricordo. Alle soglie del brasato poi, i nostri commensali, avendo evidentemente dato fondo a tutto il repertorio, reminiscenze scolastiche comprese, virarono verso temi a loro più familiari: i beni immobili, una breve analisi politica tanto al chilo, il problema dei negri, l’amante del tal dei tali, l’approssimarsi del rigido inverno, nostro signore grande e misericordioso. E così via fino al dessert. A quel punto, mentre mi voltavo verso di lui, vidi appalesarsi negli occhi di Henry, che fino a quel momento era stato piuttosto silenzioso e compunto, un lampo improvviso. Si alzò di scatto, con una violenza tale da far scivolare la sedia rumorosamente per un paio di metri alle sue spalle e i commensali ammutolirono di botto.
- “ Gentili signori, nel corso di questa lunga serata sono stato più volte tentato di infilarmi due dita in gola e di restituirvi, insieme alla minestra e al brasato, peraltro mediocri, la quantità industriale di banalità, luoghi comuni, abbacinanti cazzate e crimini contro l’umanità partoriti dalle vostre squallide bocche e introiettati a forza nelle mie incredule orecchie. Ma vorrei evitare di andarmene a casa con la bocca più amara di quanto già non sia ”.
I volti di Margot , dei Peckover e degli Emerson erano impietriti.
Il solo Borowski azzardò un : - “ Come si permette, idiota! ”.
- “ Passare per idiota agli occhi di un imbecille è voluttà di finissimo buongustaio ” rispose gelido Henry.
A quel punto cominciai a ridere irrefrenabilmente. All’inizio era una risata quasi isterica, nervosa, imbarazzata, ma con il passare dei secondi, guardando le facce basite e stralunate dei presenti, improvvisamente catapultati in una dimensione surreale, si trasformò in un riso di pancia, a cui mi era impossibile porre fine.
- "Signorina", disse Henry rivolto alla cameriera che ci aveva servito la cena, " ritengo che il nostro amico abbia bisogno di un pitale, sono certo che potrà agevolmente trovarne uno sotto il letto del signor Borowski ".
A quel punto Henry e Angelica presero la via dell’uscita. Io rimasi ancora qualche istante, con gli ultimi strascichi della mia risata a rimbombare nel silenzio della sala da pranzo. Dopodichè farfugliai un saluto e mi precipitai per le scale all’inseguimento di Henry.
- “ Mr. Miller, lei ha avuto il coraggio di sparargli in faccia ciò che io ho pensato per tutta la serata, ma che non avrei mai avuto il fegato di dire . Lei è veramente un mito ”
- “ Non c’è nulla di mitico nell’essere arroganti e maleducati, mio caro Frank ”.
E così detto, Henry e la sua amica salirono in macchina e si allontanarono passandomi dinnanzi. Angelica, attraverso il finestrino, mi sorrise dolcemente.

(Jaenada)

13 commenti:

Marlene ha detto...

i miti...li reinventi come se ci avessi conversato davvero...sembra di essere lì con loro. ti rifaccio i complimenti che ho lasciato da me: scrivi proprio belle storie.

PiEffe ha detto...

Aspetto la prossima puntata.Nel frattempo credo che rileggerò il Tropico.
Buona giornata.

alfie ha detto...

aspetto anche io la prossima puntata.. spero sia presto. mi è piaciuto questo post!!verament tatno

JAENADA ha detto...

@marlene: Grazie Marlene,sei troppo buona.Ma tutta sta' fantasia sarà un vantaggio? :)

@pieffe: Benvenuta a bordo :)Riferirò ad Henry del tuo proposito.Apprezzerà ;)

@alfie: Mi fa piacere ti sia piaciuto.Spero sarà così anche per il prossimo :)

Maria Rita ha detto...

1. Caspita... lì per lì non avevo ricollegato "Henry" al "Tropico del Cancro"...

2. Questo post è la conferma che il Premio allo Sviluppo della Mente te lo meriti pienamente...

3. Comunque non è giusto, i tuoi post finiscono sempre sul più bello...

JAENADA ha detto...

@maria rita: 1. Devi esserti persa qualche puntata precedente.Non costituisce reato,ma risentimento da parte dell'autore sì! :)

2.Il risentimento è sparito come per incanto e si è trasformato in gratitudine :)

3.Non so se era tua intenzione,ma per me questo è un grande complimento ;)

Un sorriso.

Faby ha detto...

Beh, Henry è proprio un bel peperino eh?! Ma Frank? Lui che tipo è? Da quel poco che ho letto è un introverso...sbaglio? Un saluto:)

JAENADA ha detto...

@faby: Che dire,dolcissima faby....se fossi una persona che si prende molto sul serio e avessi una alta considerazione di me potrei dire che in fondo Henry e Frank sono la rappresentazione simbolica della dualità dell'animo umano:l'istintività,l'estroversione,la vivacità da un lato e la riflessività,l'introversione,il romanticismo dall'altra.Ma invece,più sommessamente,dirò che in fondo Henry e Frank sono la rappresentazione simbolica della dualità dell'animo umano:l'istintività,l'estroversione,la vivacità da un lato e la riflessività,l'introversione,il romanticismo dall'altra.......... :)

Un sorriso.

Spippy ha detto...

In questo preciso momento sarei disposta a dare tutta la mia paghetta settimanale con allegato pure un rene, se fosse necessario, per avere anche solo una briciola dell'estroversione di Henry.

Come sempre tu e le tue parole capitate a puntino.

Un grande bacio.

JAENADA ha detto...

Non sono le mie parole che capitano a puntino,sono i tuoi stati d'animo che capitano a puntino per i miei post.Come disse una volta Troisi:
"Ho scritto un film per le musiche di Pino Daniele". :)

desaparecida ha detto...

Splendido racconto.splendida atmosfera...

Mi permetto di dirti la mia sulla risposta che hai dato a marlene....

E' un grande vantaggio tutta sta fantasia...se usata bene ti permette di vivere in mondi sconosciuti ai più....
basta lasciarsi una scaletta x titornare sulla terra!

umilmente...desa

JAENADA ha detto...

@desa: grazie per gli apprezzamenti.

Sostanzialmente la penso come te,ma sono certo che non ti sfuggano i rischi di questo meccanismo,che sono poi tutti racchiusi nel tuo: "se usata bene" :)

desaparecida ha detto...

sostanzialmente...ero quello che volevo sottolineare! :)

buonanotte